Vai al contenuto
Anna SartoriBiologa Nutrizionista

Diabete gestazionale: come si organizzano i pasti

Non quanti carboidrati, ma come sono distribuiti: la logica dei pasti dentro un percorso che resta clinico, e perché la colazione è il pasto più difficile.

di Anna Sartori, Biologa Nutrizionista · 8 minuti di lettura ·

La diagnosi arriva quasi sempre allo stesso modo: una curva da carico fra la ventiquattresima e la ventottesima settimana, un valore fuori range, e da lì un glucometro, un diario e la sensazione che la gravidanza sia diventata una malattia.

Vale la pena mettere due cose in chiaro prima di tutto il resto. La prima è che il diabete gestazionale è una diagnosi medica e la sua gestione clinica — i valori obiettivo, il monitoraggio, la decisione se e quando serve l'insulina — appartiene al diabetologo e al ginecologo che seguono la gravidanza. Quello che segue riguarda come si organizzano i pasti dentro quel percorso, non al posto di quello.

La seconda è che nella maggior parte dei casi la gestione alimentare basta, e che questa condizione si risolve dopo il parto. Non è una gravidanza compromessa: è una gravidanza che va seguita più da vicino.

Cosa sta succedendo

Nella seconda metà della gravidanza gli ormoni placentari riducono fisiologicamente la sensibilità all'insulina — succede a tutte, ed è un meccanismo che serve a garantire glucosio al feto. Il diabete gestazionale compare quando il pancreas non riesce a compensare quella resistenza aumentando la produzione di insulina.

Questo spiega due cose che a chi riceve la diagnosi sembrano ingiuste. Che non dipende da quanti dolci hai mangiato: capita anche a chi ha sempre mangiato in modo ordinato. E che tende a peggiorare avvicinandosi al termine, perché la resistenza insulinica cresce con la placenta — quindi uno schema che funzionava alla ventottesima settimana può non bastare alla trentaquattresima, e non è un fallimento.

Il principio: come sono distribuiti i carboidrati, non quanti

L'errore più comune dopo la diagnosi è togliere i carboidrati. È comprensibile e controproducente, per due ragioni: in gravidanza servono, e una dieta troppo povera di carboidrati produce corpi chetonici, che in questa fase non sono desiderabili.

Quello che conta non è la quantità totale ma la distribuzione. Lo stesso quantitativo di carboidrati spalmato su sei momenti della giornata dà glicemie molto diverse rispetto a due pasti abbondanti. Da qui discendono le indicazioni che poi si vedono funzionare sul glucometro:

Tre pasti e due o tre spuntini, senza salti e senza intervalli lunghi. Il salto del pasto non abbassa la glicemia: la fa salire di più a quello successivo.

Carboidrati a ogni pasto, in porzione contenuta. Presenti sempre, mai da soli e mai abbondanti.

Mai un carboidrato isolato. È forse il singolo accorgimento più efficace: lo stesso pane accompagnato da proteine, grassi e verdura alza la glicemia molto meno dello stesso pane da solo. La frutta a metà mattina da sola è un tipico picco evitabile; la stessa frutta con una fonte proteica no.

L'ordine dentro il pasto conta. Cominciare dalla verdura e dalla parte proteica, e mangiare il carboidrato dopo, riduce il picco post-prandiale a parità di ingredienti. È un accorgimento che costa niente ed è uno dei pochi con un effetto misurabile sul glucometro.

Preferire cereali integrali e cotture al dente, e diffidare delle cose molto raffinate o molto cotte: una pasta scotta e una pasta al dente non danno la stessa curva.

La colazione è il pasto più difficile

Quasi tutte le persone che seguo con questa diagnosi hanno la glicemia peggiore dopo la colazione, e c'è una ragione: la resistenza insulinica è massima al mattino.

Il che rende problematica la colazione italiana tipica — caffè e biscotti, o cornetto, o fette biscottate con marmellata: carboidrati raffinati praticamente puri, nel momento peggiore della giornata.

La direzione che funziona è spostare la colazione verso il salato, o almeno verso il proteico: pane integrale con uovo o formaggio fresco, yogurt bianco non zuccherato con frutta a guscio, ricotta. Se la colazione dolce resta, va accompagnata: yogurt intero, frutta secca, e la parte di pane o cereali ridotta.

Cosa esce davvero

Poche voci, ed è una lista più corta di quello che si teme:

  • le bevande zuccherate, succhi compresi: sono glucosio in forma liquida, e non c'è modo di accompagnarle;
  • lo zucchero aggiunto e i dolci come alimento a sé;
  • i carboidrati raffinati in porzioni grandi e da soli.

Fuori da qui non ci sono divieti alimentari propri di questa condizione, oltre a quelli che valgono per ogni gravidanza — che sono un'altra lista, e stanno in cosa non mangiare in gravidanza.

Sui dolcificanti: la decisione su quali siano ammessi in gravidanza e in quali quantità è una valutazione clinica, non un consiglio da articolo. Vale la pena chiederlo al diabetologo, invece di dedurlo.

Il glucometro è uno strumento, non un giudizio

Il diario delle glicemie serve a capire come reagisce il tuo organismo a pasti concreti. Letto così è la cosa più utile che hai: mostra quali combinazioni funzionano per te — e la variabilità individuale, a parità di dieta, è notevole.

Un valore alto isolato non è un errore morale: è un'informazione su quel pasto. La cosa da fare è annotare cosa c'era nel piatto, non riducere tutto per prudenza.

E se i valori restano fuori obiettivo pur con i pasti ben organizzati, non significa che stai sbagliando: significa che la resistenza insulinica di questa gravidanza va oltre quello che l'alimentazione può compensare. In quel caso serve la terapia, la valuta il medico, e non è la conseguenza di un fallimento tuo.

Il movimento, che spesso non viene detto

Una camminata di venti o trenta minuti dopo i pasti principali abbassa la glicemia post-prandiale in modo misurabile, e in gravidanza — salvo controindicazioni ostetriche, che le valuta il ginecologo — è sicura. È l'intervento con il miglior rapporto fra fatica ed effetto di tutta la lista.

Dopo il parto

Nella grande maggioranza dei casi la condizione si risolve subito dopo il parto. Resta però un'indicazione che vale la pena non dimenticare fra le cose dei primi mesi: un controllo della glicemia a distanza dal parto, perché aver avuto un diabete gestazionale aumenta la probabilità di sviluppare un diabete di tipo 2 negli anni successivi. È il momento in cui l'alimentazione smette di essere una gestione e diventa una prevenzione — e in cui, se serve, si costruisce un percorso senza l'urgenza di prima.

Lo studio è a Mira, sulla Riviera del Brenta. Ci arrivano soprattutto famiglie da Dolo, Mirano, Spinea, Mestre e Oriago di Mira, e chi non può spostarsi fa lo stesso percorso online.

Da leggere dopo

Se la tua situazione è specifica

Un articolo può spiegare come funziona, non può guardare i tuoi dati. Il percorso «Gravidanza e allattamento» parte da quelli.