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Anna SartoriBiologa Nutrizionista

Cosa non mangiare in gravidanza, e cosa si elimina per niente

Le voci che contano davvero sono poche e hanno una ragione precisa. Quali sono, perché, e quali prudenze diffuse impoveriscono la dieta senza proteggere nessuno.

di Anna Sartori, Biologa Nutrizionista · 8 minuti di lettura ·

È probabilmente la prima ricerca che si fa dopo un test positivo, e quella che restituisce i risultati peggiori: elenchi lunghissimi, senza gerarchia, in cui il rischio di toxoplasmosi sta accanto al caffè e al sushi come se fossero la stessa cosa. Il risultato è una gravidanza passata a mangiare pane e mele per prudenza, che è a sua volta un problema.

Le voci che contano davvero sono poche, e hanno tutte una ragione precisa. Vale la pena separarle dalle prudenze accumulate per sentito dire, perché le prime vanno rispettate e le seconde impoveriscono la dieta di una persona che in quei mesi ne ha bisogno più del solito.

Il criterio: rischio infettivo, non «alimenti sani»

Quasi tutte le esclusioni della gravidanza non riguardano la qualità nutrizionale del cibo. Riguardano tre microrganismi e una sostanza: il Toxoplasma, la Listeria, la Salmonella e l'alcol.

Non è un dettaglio da poco, perché cambia il modo di ragionare. Un alimento non è «vietato in gravidanza»: è vietato in una certa forma, e nella forma cotta o pastorizzata è di nuovo sicuro. Il prosciutto crudo è un problema, il prosciutto cotto no. Il latte crudo è un problema, il latte pastorizzato no. Sapere quale è il pericolo permette di sostituire invece di eliminare.

Toxoplasmosi

Il parassita si trasmette con carne cruda o poco cotta e con vegetali contaminati da terra.

Quindi: la carne va cotta bene, senza parti rosate al centro, e questo esclude tartare, carpacci, bistecche al sangue e i salumi crudi — prosciutto crudo, speck, bresaola, salame. La stagionatura non basta a dare garanzie, e la congelazione domestica riduce il rischio senza annullarlo.

Verdura e frutta si possono mangiare tutte, ma vanno lavate bene, e la parte importante è la meccanica: sfregare sotto acqua corrente, cambiare l'acqua, eliminare le foglie esterne. Vale soprattutto per le insalate in busta già lavate, che vanno comunque risciacquate, e per la verdura consumata cruda fuori casa, dove non si sa come è stata trattata.

Se il test di inizio gravidanza dice che sei già immune — l'ha già avuta in passato — questo capitolo non ti riguarda. È un'informazione che vale la pena chiedere, perché cambia molto.

Listeriosi

È l'infezione più rara della lista e la più insidiosa, perché la Listeria cresce anche a temperatura di frigorifero.

Le fonti da evitare sono i formaggi a pasta molle da latte crudo e quelli con croste fiorite o venature blu, i latticini non pastorizzati, il pesce affumicato conservato al fresco, i patè e le carni pronte affettate al banco che restano in frigo per giorni. I formaggi a pasta dura e stagionati sono sicuri, e lo sono anche tutti i latticini pastorizzati, che è la quasi totalità di quelli in commercio: l'etichetta lo dice.

La regola pratica più utile riguarda la conservazione più che l'alimento: quello che sta in frigo da qualche giorno e si mangia senza riscaldarlo è la categoria a rischio.

Pesce: due questioni diverse

La prima è il crudo, ed è semplice: sushi, sashimi, ostriche, molluschi crudi, carpacci e marinature non cotte sono fuori, per rischio microbiologico e parassitario. Il pesce cotto è dentro senza problemi.

La seconda è il mercurio, e va detta al contrario di come viene percepita. Il pesce in gravidanza non va ridotto: va scelto. È la fonte principale di acidi grassi omega-3 a catena lunga, che nella formazione del sistema nervoso del feto hanno un ruolo che pochi altri alimenti coprono, e mangiarne poco è un problema più concreto dell'eccesso di mercurio.

Quello che si limita è la fascia di pesci grandi e longevi, che accumulano più mercurio: pesce spada, tonno rosso, squalo, verdesca. Il pesce azzurro piccolo, il salmone, la trota, il merluzzo, le sardine sono la parte da mangiare, due o tre volte a settimana.

Alcol

Zero, e questa è l'unica voce della lista senza margini di interpretazione. Non esiste una soglia di consumo dimostrata sicura in gravidanza, e non c'è una fase in cui diventa innocuo. Il mezzo bicchiere a tavola, la birra d'estate e il brindisi a Capodanno stanno tutti nella stessa categoria.

Caffeina

Qui invece i margini ci sono. Le indicazioni correnti pongono un limite intorno ai 200 mg al giorno, che sono più o meno due caffè espresso, e sotto quella soglia non ci sono motivi di preoccupazione.

Va contata tutta la caffeina, non solo quella del caffè: tè, bevande a base di cola, cioccolato fondente in quantità, energy drink. È una limitazione, non un divieto, e trattarla come un divieto è uno dei modi più comuni di rendere questi mesi più faticosi del necessario.

Quello che si elimina per niente

Questa è la parte in cui in visita si passa più tempo, perché sono convinzioni molto radicate.

Le uova sono sicure se cotte con tuorlo e albume rassodati; il problema è il crudo, quindi maionese fatta in casa, tiramisù, creme non cotte, zabaione. L'uovo sodo o la frittata non sono un rischio.

Le verdure che «gonfiano», le spezie, l'aglio, il piccante, gli agrumi non hanno nessuna ragione per essere esclusi. Il glutine e il lattosio nemmeno, se non c'è una diagnosi che li riguarda: eliminarli in gravidanza per prevenzione non previene niente e riduce la varietà.

E soprattutto: gli alimenti potenzialmente allergizzanti non vanno evitati. Non c'è evidenza che escludere arachidi, frutta a guscio, uovo o pesce durante la gravidanza riduca il rischio di allergia nel bambino, e l'orientamento attuale è opposto a quello di vent'anni fa.

Non si tratta solo di togliere

Vale la pena dirlo, perché una ricerca che parte da «cosa non mangiare» porta a una gravidanza pensata in negativo.

I fabbisogni che cambiano davvero in questi mesi sono pochi e specifici: folati, ferro, iodio, calcio, omega-3. Alcuni si coprono con la dieta, altri richiedono una supplementazione che prescrive il ginecologo — non è una cosa che si decide leggendo un articolo o guardando uno scaffale, ed è una delle poche in cui la strada passa obbligatoriamente dal medico.

Il resto è varietà: una dieta ristretta a cinque alimenti «sicuri» è più problematica di un prosciutto crudo mancato.

Quando serve guardare la situazione nel dettaglio

Quando c'è una condizione già nota — diabete, tiroidite, celiachia, anemia, una patologia autoimmune —, quando l'aumento di peso si discosta molto da quello atteso in un senso o nell'altro, quando la nausea impedisce di mangiare per settimane, o quando una dieta vegetariana o vegana va equilibrata su fabbisogni che in gravidanza sono diversi. In tutti questi casi la valutazione va fatta su quella persona, insieme al ginecologo che segue la gravidanza.

Lo studio è a Mira, sulla Riviera del Brenta. Ci arrivano soprattutto famiglie da Dolo, Mirano, Spinea, Mestre e Oriago di Mira, e chi non può spostarsi fa lo stesso percorso online.

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