Da uno a tre anni: perché mangia meno di prima
La crescita rallenta e compare la neofobia: due cose normali che spiegano quasi tutti i problemi di questa età. Come si divide il lavoro a tavola.
di Anna Sartori, Biologa Nutrizionista · 8 minuti di lettura ·
Intorno all'anno cambia qualcosa che quasi nessuno annuncia: il bambino che per mesi ha mangiato tutto quello che gli veniva proposto comincia a rifiutare, a scegliere, a mangiare metà di quello che mangiava prima. Le famiglie arrivano in studio convinte che sia successo qualcosa. Nella grande maggioranza dei casi è successo esattamente quello che doveva.
Questi due anni hanno due caratteristiche che spiegano quasi tutti i problemi che li accompagnano: la velocità di crescita rallenta molto, e compare la neofobia alimentare. Nessuna delle due è un disturbo.
Perché mangia meno di prima
Nel primo anno un bambino triplica il peso della nascita. Nel secondo ne guadagna una frazione, e nel terzo ancora meno. Il fabbisogno per chilo di peso scende, e l'appetito lo segue.
Un bambino di diciotto mesi che mangia meno di quando ne aveva dieci non sta perdendo l'appetito: lo sta adeguando a una crescita diversa. La cosa da guardare non è il piatto, è la curva: se la crescita prosegue lungo il suo percorso, la quantità è quella giusta anche se sembra poca.
Nello stesso periodo l'appetito diventa molto irregolare. Giornate in cui mangia tantissimo e giornate in cui non tocca niente sono la norma, e vanno lette sull'arco della settimana, non del pasto. Un bambino sano regola l'introito su più giorni, e lo fa meglio di quanto lo farebbe chiunque per lui.
La neofobia, che è una tappa e non un capriccio
Fra i diciotto mesi e i tre anni la diffidenza verso i cibi nuovi aumenta, e in particolare verso verdure e sapori amari. È una fase presente in tutte le culture, e ha una spiegazione evolutiva abbastanza intuitiva: è l'età in cui un bambino comincia a muoversi da solo e a mettere in bocca quello che trova.
Le conseguenze pratiche sono tre.
Non è un fallimento educativo. Se a due anni rifiuta le zucchine che a nove mesi mangiava, non hai sbagliato niente.
Non si risolve con la pressione. Insistere, contrattare, premiare o punire aumenta il rifiuto e lo consolida. Il meccanismo che funziona è l'esposizione ripetuta senza pressione, e richiede molti più tentativi di quanti se ne facciano di solito — il numero e il modo sono in il bambino che non mangia verdura.
Passa. Nella maggior parte dei casi si attenua da sola dopo i tre-quattro anni, a condizione che nel frattempo gli alimenti rifiutati non siano spariti dalla tavola.
Come si divide il lavoro a tavola
È il principio più utile di tutta questa fascia d'età, e si riassume in una frase: l'adulto decide cosa, quando e dove; il bambino decide se e quanto.
Tradotto: proporre il pasto è compito tuo, e comprende scegliere cosa c'è nel piatto, a che ora si mangia e che si mangia a tavola. Decidere quanto entra in bocca è compito suo, e non è negoziabile senza costi.
Da questo derivano le cose che non conviene fare. Non cucinare un piatto alternativo quando rifiuta quello proposto: il pasto diventa un menù a scelta e il rifiuto una strategia. Non insistere sull'ultimo cucchiaio, per la ragione spiegata in gli errori dello svezzamento — la regolazione della sazietà è una cosa che si conserva o si perde in questi anni. Non usare il dolce come premio per aver finito la verdura, perché insegna esattamente la gerarchia che non vuoi insegnare.
E una cosa che conviene fare: mangiare insieme, quando è possibile. In questa fascia d'età l'imitazione è il meccanismo di apprendimento più potente che esiste, e un bambino che vede gli adulti mangiare la verdura la accetta prima di uno a cui viene detto di mangiarla.
Il latte, che diventa un problema per eccesso
Dopo l'anno il latte vaccino può entrare come bevanda, e comincia una delle situazioni che vedo più spesso: il bambino che ne beve molto e mangia poco.
Il meccanismo è semplice. Il latte sazia, e sazia con un alimento povero di ferro che ne ostacola anche l'assorbimento. Un bambino che assume grandi quantità di latte arriva ai pasti senza fame e con un rischio concreto di carenza di ferro — che nella fascia 1-3 anni è la carenza nutrizionale più comune, e non è un dettaglio, perché in questa fase riguarda anche lo sviluppo neurologico.
Le indicazioni correnti si aggirano intorno ai 200-400 ml al giorno fra latte e latticini equivalenti. Sopra quella soglia, spesso, il problema del bambino «che non mangia» è il latte e non il cibo. Vale anche per il latte notturno, che è quello che resta più a lungo e si nota meno.
Cosa deve esserci, in pratica
Le priorità nutrizionali di questa fascia sono tre, e la lista è più corta di quanto sembri.
Il ferro, per la ragione detta sopra: carne, pesce, uovo, legumi, e — per il ferro dei vegetali — la vicinanza di una fonte di vitamina C nello stesso pasto, che ne aumenta l'assorbimento.
I grassi, che non vanno ridotti. In questa età la densità energetica serve, e le diete povere di grassi pensate per adulti sono inadeguate. Olio extravergine a crudo, frutta a guscio in forma macinata o spalmabile, pesce, formaggio, uovo intero. Non è il momento dei prodotti scremati.
La varietà, che è l'unico modo di coprire tutto il resto senza contare niente.
Restano fuori il sale aggiunto in quantità — la soglia del gusto si costruisce adesso e resta —, gli zuccheri aggiunti e le bevande zuccherate, i succhi anche quelli senza zuccheri aggiunti, e le forme che possono causare soffocamento: frutta a guscio intera, chicchi d'uva e pomodorini interi, pezzi tondi e duri. Sul soffocamento la prudenza vale fino ai quattro-cinque anni, non fino ai due.
Come capire se sta andando bene
Quattro cose, tutte osservabili in casa: la crescita prosegue lungo la sua curva; il bambino ha energia e non è apatico; il numero di alimenti accettati non si sta restringendo nel tempo; i pasti non sono il momento peggiore della giornata.
Se tengono, sta andando bene anche se mangia poco, anche se rifiuta la verdura, anche se il cugino della stessa età mangia il doppio.
Quando serve guardarci dentro
Quando la crescita si discosta dalla sua curva, in un senso o nell'altro. Quando il numero di alimenti accettati si restringe progressivamente invece di allargarsi. Quando l'esclusione riguarda un intero gruppo alimentare per mesi — nessuna proteina animale, nessuna verdura, nessun cibo di una certa consistenza. Quando ci sono episodi ripetuti di soffocamento o di vomito ai pasti, o segni che facciano pensare a una reazione a un alimento.
E quando il pasto è diventato una lotta quotidiana per tutta la famiglia: in quel caso il problema è reale anche se la curva di crescita è perfetta, perché quello che si sta costruendo in questi anni è il rapporto con il cibo dei prossimi trenta.