Il menù della mensa: come si legge, e come si usa per la cena
Perché il menù sembra strano, come si usa per decidere le cene della settimana, e come si chiedono le diete speciali. Cosa la mensa sa fare meglio di casa.
di Anna Sartori, Biologa Nutrizionista · 7 minuti di lettura ·
Il menù della mensa arriva a casa in un foglio a quattro settimane, e produce due reazioni ricorrenti: «mio figlio non mangia niente di tutto questo» e «ma davvero danno il pesce il martedì?». Poi il bambino torna a casa e dice che non gli è piaciuto, e si cerca di capire cosa fare a cena.
Vale la pena sapere due cose che rendono tutta la questione più semplice. La prima è che quei menù non sono improvvisati: nella maggior parte dei casi seguono le linee di indirizzo nazionali per la ristorazione scolastica e sono validati dal servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione dell'azienda sanitaria. La seconda è che sono costruiti su un intervallo — quattro o cinque settimane — e vanno letti su quell'intervallo, non sul singolo giorno.
Perché il menù sembra strano
Perché è progettato per fare cose che a casa non si fanno.
Un menù scolastico deve coprire una quota dei fabbisogni giornalieri di una fascia d'età intera, garantire una rotazione settimanale delle fonti proteiche, restare dentro un budget, ed essere producibile per centinaia di porzioni con tempi di conservazione e trasporto compatibili con la sicurezza alimentare. Quest'ultimo vincolo spiega buona parte delle scelte che sembrano incomprensibili: certe cotture, certe consistenze, certe verdure e non altre.
La rotazione delle proteine è la ragione del pesce al martedì. In una settimana tipica ci sono due o tre pasti a base di cereali con legumi, uno o due di pesce, uno di carne, uno di uova o formaggio. Non è un'alternanza casuale: è il modo in cui si copre la varietà proteica senza sbilanciarsi sulla carne, che nell'alimentazione italiana dei bambini è di norma già abbondante.
Come si legge insieme alla cena
Questo è l'uso pratico più utile del foglio, e quasi nessuno lo fa: il menù serve a decidere la cena, non a giudicare la scuola.
Il principio è la complementarità sulla giornata. Se a pranzo c'è stato un primo con legumi, la sera non serve un secondo di carne: serve una verdura e un cereale. Se a pranzo c'era carne, la cena può essere di pesce, uova o legumi. Se il primo era un pasto completo — pasta e fagioli, riso e piselli — la cena può essere leggera davvero, senza il secondo che «altrimenti non ha mangiato proteine».
Il conto si fa sulla settimana. Guardare il foglio la domenica sera e decidere le cene di conseguenza è mezz'ora che risolve cinque discussioni.
«Non ha mangiato niente»
Succede, e la prima cosa da fare è ridimensionare il dato: la valutazione di un bambino su quanto ha mangiato è poco affidabile, e quella di un bambino che vuole altro a casa lo è ancora meno.
Detto questo, capita davvero, e le ragioni sono spesso banali: cibi cucinati in modo diverso da casa, consistenze non familiari, il tempo — un turno mensa è breve, e un bambino lento non finisce —, il rumore, la compagnia, e il fatto che a scuola non c'è nessuno che insista.
Cosa funziona e cosa no. Non funziona compensare a cena con quello che chiede, perché la cena diventa il piatto alternativo e la mensa un ostacolo da superare. Funziona invece proporre a casa, di tanto in tanto, gli stessi piatti che ci sono a mensa: la familiarità è il fattore che pesa più di tutti sull'accettazione, e un piatto già visto in casa a scuola si mangia. È esposizione ripetuta, il meccanismo descritto in il bambino che non mangia verdura, applicato a un contesto in cui non puoi essere presente.
E funziona guardare la merenda del mattino: una merenda abbondante alle dieci e mezza è una delle cause più comuni del pranzo lasciato nel piatto.
Le diete speciali, e come si chiedono
Qui la distinzione è netta e vale la pena conoscerla, perché evita richieste che vengono respinte.
Le diete per motivi sanitari — celiachia, allergie e intolleranze diagnosticate, diabete, patologie metaboliche — si ottengono con una certificazione medica, e la mensa è obbligata a garantirle. La certificazione la fa il medico: non è una dichiarazione dei genitori, ed è il motivo per cui una diagnosi «fatta in casa» non basta. Per le allergie con rischio di reazione grave esistono procedure specifiche, e conviene verificare che la scuola le abbia.
Le diete per motivi etici o religiosi — vegetariana, senza carne di maiale, senza carne — si ottengono di norma con una richiesta dei genitori, senza certificato.
Le richieste basate su preferenze del bambino, invece, non vengono accolte, e ha senso: una mensa che asseconda le selettività individuali smette di essere un'occasione di esposizione a cibi nuovi, che è una delle cose che sa fare meglio.
Quello che la mensa sa fare, e a casa è difficile
Vale la pena dirlo perché il foglio del menù viene guardato quasi sempre in cerca di difetti.
A mensa un bambino mangia in un gruppo di coetanei, il che sposta l'accettazione più di qualunque insistenza di un adulto. Mangia cose che a casa non verrebbero cucinate. Le mangia senza nessuno che lo osservi mentre lo fa. E le rimangia, allo stesso modo, ogni quattro settimane.
Nella pratica, molti bambini che a casa rifiutano le verdure a scuola le mangiano. Quando succede, non è un giudizio su chi cucina a casa: è la dimostrazione che il contesto pesa quanto il piatto.
Quando ha senso intervenire davvero
Se il menù è pubblicato, si può leggere: la maggior parte dei comuni lo mette online insieme alla tabella dei grammaggi. Se c'è qualcosa che non torna — un'assenza sistematica di verdura, un ricorso frequente a prodotti trasformati, una rotazione proteica sbilanciata — la sede per dirlo è la commissione mensa, che nella maggior parte degli istituti esiste ed è composta anche da genitori. È il canale che ottiene qualcosa; la conversazione all'uscita da scuola no.
Se invece il problema riguarda un bambino in particolare — un'esclusione che va avanti da mesi, un pranzo sistematicamente non toccato, una crescita che si discosta dalla sua curva — allora la questione non è il menù, ed è il caso di guardare l'alimentazione della giornata intera insieme a chi la conosce.